CAMPIONE D’ITALIA
L’Enclave «nostrana»

Nel secolo VII il signor Totone (nome importato dai Longobardiche a quei tempi «scorrazzavano» in Italia) era signore assoluto di Campione, un piccolo borgo (2,6kmq) sulla sponda orientale del Lago Ceresio ai piedi dei contrafforti della Sighignola,in territorio svizzero, Canton Ticino. Il signor Totone, oltre ad essere ben fornito di beni materiali, era anche molto devoto e quando lasciò questa «valle di lacrime»donò tutti i suoi averi (sostanzialmente l’aggruppamento di case e terreni che costituivano Campione) all’Abbazia milanese dei Benedettini i quali, all’epoca, avevano la sede nel Monastero di Sant’Ambrogio (oggi ospita l’Università Cattolica). I Benedettini fecero di Campione un loro feudo che amministrarono in maniera molto rigorosa. Era previsto il taglio della lingua per chi bestemmiava Iddio e la Madonna; per i Santi c’era solo una multa, decapitazione per i responsabili di omicidio. I ladri, autori di grossi furti, venivano impiccati. Campione, quale feudo dei Benedettini, durò circa mille anni e cioè fino all’arrivo in Italia di Napoleone che tolse il potere ai Frati ed incluse il Borgo nella Repubblica Cisalpina. Infatti, il 2febbraio 1797 Giacinto Bossi, commissario rivoluzionario (civile e militare) di Varese,sbarcò a Campione con un drappello di soldati e notificò al Vicario, Padre Ottavio Carbone,che in base alla legge «6 Termidoro,primo anno rivoluzionario» erano stati aboliti alcuni feudi della Chiesa e quindi anche quello di Campione. Padre Carbone, estromesso dal potere, per non essere arrestato scappò in Svizzera. Da allora il territorio di Campione fu assegnato, amministrativamente, al IX Distretto della Provincia di Como. Il 2 settembre 1800 la Confederazione Elvetica, propose ai francesi di barattare Campione con il Comune di Indemini (un piccolo centro abitato svizzero, ubicato ad una quota di circa mille metri). La proposta non fu accettata. La Svizzera,tuttavia, non si arrese. Infatti, nel 1815 inviò al Congresso di Vienna il diplomatico elvetico Pichet de Rochemant che rivendicò per la sua Confederazione non solo Campione, ma anche la Valtellina e le due Contee di Bormio e Chiavenna che erano state sotto il dominio dei Grigioni dal 1512 al 1797. Anche questa richiesta non ebbe fortuna. Con la Restaurazione l’Austria ottenne i suoi vecchi domini, compreso il feudo benedettino di Campione. In seguitogli avvenimenti politici e militari risorgimentali e la formazione del Regno d’Italia Campione, Comune della Provincia di Como, prese il nome di Campione di Intelai per distinguerlo da Campione del Garda. Però da questo momento divenne un «Enclave» e cioè un territorio sottoposto alla sovranità italiana sebbene circondato da tutti i lati dallo Stato Svizzero; praticamente un’isola politicamente italiana in territorio elvetico. Con il Tricolore d’Italia arrivarono a Campione anche i Carabinieri per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il loro compito non fu e non lo è ancora, dei più facili poiché la posizione giuridica di Campione impone numerosi vincoli operativi. Infatti, il territorio dell’Enclave(lungo km 2,5 e largo m. 600) è così piccolo che i malfattori possono facilmente sottrarsi a molti provvedimenti fuggendo in Svizzera (peraltro tra l’Enclave e la Confederazione la frontiera non è vigilata). È anche da sottolineare che gli svizzeri hanno, giustamente, una cura scrupolosa della loro sovranità. A rendere più difficoltoso il compito dei Carabinieri c’è anche il fatto che Campione,pur essendo amministrativamente un Comune d’Italia, è doganalmente svizzero e sono svizzere ticinesi le targhe delle autovetture dei cittadini dell’Enclave. Anche alcuni servizi pubblici, come ad esempio i telefoni, sono svizzeri. Le monete circolanti sono il franco svizzero e l’euro; è preferito il primo! Basti considerare che il bilancio comunale è in franchi. Tutte queste «anomalie» impongono ai Carabinieri concrete limitazioni al completo e libero esercizio delle loro funzioni. Comunque tra Arma ed Autorità Elvetiche è sempre regnato un perfetto accordo non disgiunto da intensa collaborazione, nell’interesse comune di tutelare la sicurezza della collettività. Il 18 dicembre 1933 per sottolineare l’italianità dell’Enclave, Campione assunse il nome di Campione «d’Italia». Nel 1961 la Stazione Carabinieri di Campione d’Italia fu elevata a Nucleo e posta al comando di un Ufficiale inferiore. Con tale provvedimento l’organico del Reparto assunse dimensioni più vistose, in quanto la locale Casa da Gioco cominciava ad attrarre l’attenzione anche della criminalità organizzata. Questa in stretta sintesi la storia della nostra «Enclave» (residuo del sistema medioevale) e della non facile «vita operativa dei Carabinieri». Questi,tuttavia, abituati a camminare anche nelle tempeste, sfoderando tutto il loro garbo, intelligenza e lungimiranza ed operando in fraterna collaborazione con le Autorità Ticinesi, riescono ad assicurare alla comunità Campionesse una vita prospera e tranquilla. Nell’Enclave è attiva una Sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri.
Andrea Castellano
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